
daClaudio Lussignoli|Ott 6, 2023|Canton Mombello,Chiesa,Detenzione,Nerio Fischione,Reinserimento,Verziano,Volontariato

Percorso di formazione per volontari in ambito penitenziario:Farsi prossimi con competenza
Venerdì 6 ottobre 2023 con il saluto iniziale delle associazioni promotrici del corso – Caterina Vianelli (Presidente del Vol.Ca.), Silvana Bini (Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Brescia) e Marco Danesi (Vice Direttore della Caritas Diocesana di Brescia) – si è aperto il primo incontro del corso sul tema:
“Costituzione e Diritto Penitenziario. Cenni storici, norme sull’ordinamento penitenziario, il senso della pena”.
Hanno approfondito l’argomento gli organizzatori del corso: Alessandro Bertoli e Mauro Bresciani, Avvocati penalisti e consiglieri dell’Unione Giuristi Cattolici di Brescia.
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Da LA VOCE DEL POPOLO
Formarsi per poter aiutare
Un corso per volontari in ambito penitenziario perché acquistino le competenze per il servizio in carcere e per accompagnare i detenuti al di fuori

Un corso formativo per volontari in ambito penitenziario, perché acquistino le competenze necessarie per muoversi nel carcere e per assistere i detenuti anche al di fuori, evitando passi falsi e improvvisazioni: parte domani sera “Farsi prossimi con competenza. Percorso per volontari in ambito penitenziario” che durerà fino al 24 novembre, per quattro venerdì dalle 18.30 alle 20, all’istituto Missionari Comboniani di viale Venezia, 112. Questa sarà la prima parte attinente al diritto (l’anno prossimo, invece, partirà la seconda, più motivazionale, che verterà sul valore del volontariato) dell’iniziativa proposta dall’Unione Giuristi Cattolici, la Caritas Diocesana e il Vol.Ca (Volontariato Carere) ODV di Brescia, rivolta a tutti coloro che sentono di voler intraprendere un percorso di formazione per diventare volontari fuori e dentro le carceri. “Noi Unione Giuristi Cattolici prestiamo attenzione agli ultimi e ai fragili, mettendo la nostra professionalità al servizio della formazione di chi ne necessita” ha affermato la presidente dell’Unione Silvana Bini.
Il corso si impegna, infatti, a fornire ai volontari la conoscenza delle norme fondamentali relative all’ordinamento penitenziario, all’esecuzione della pena, alle figure che operano all’interno degli istituti penitenziari e agli aspetti più importanti per sostenere efficacemente le persone detenute, sia nel periodo della custodia cautelare sia in quello dell’esecuzione penale per favorirne il reinserimento nella società. Avere volontari formati quindi è “fondamentale – ha aggiunto Marco Danesi, vicedirettore di Caritas Diocesana – perché il volontario svolge un’azione di supporto al detenuto sia dentro la struttura carceraria, sia fuori, in fase di accompagnamento al reinserimento sociale, che è la parte più critica, dove se lasciato solo rischia la recidiva, quindi, il volontario è essenziale per offrire percorsi e stimoli alternativi di rieducazione”. Un ruolo perciò “di grande responsabilità e delicatezza, per questo necessita di una formazione permanente e consapevole – ha spiegato la presidente del Vol.Ca (Volontariato Carcere) ODV Caterina Vianelli. Crediamo molto nel recupero della persona che ha commesso reato, per questo il volontario diventa un punto di riferimento per il detenuto”.
Attenzione però “la figura del volontario non deve andare a sostituire quella dell’avvocato: non deve dare consigli legali, ma capire, comprendere e raccogliere le esigenze del detenuto in modo da poterle poi riferire in maniera corretta a educatori, direzione del carcere, etc − ha aggiunto l’avvocato Alessandro Bertoli coordinatore del corso −. Durante gli incontri, tratteremo anche il tema della giustizia riparativa, una novità introdotta dalla riforma Cartabia ancora in fase di sperimentazione: vogliamo dare ai volontari un’infarinatura anche su questo argomento perchè può essere che i detenuti facciano poi domande a riguardo. Inoltre, la Caritas di Bergamo ha già costituito da anni un centro di giustizia riparativa che sta lavorando bene, perciò potremmo valutare in futuro di portare quest’esperienza anche a Brescia”. Ventisette le persone già iscritte al corso, maschi e femmine sotto i 50 e sopra i 60 anni (per iscriversi, volca.bs@gmail.com), in partenza quindi, domani con il primo incontro dal titolo “Costituzione e diritto penitenziario” a cura degli avvocati Bertoli e Mauro Bresciani; il 20 ottobre sarà la volta delle “Misure cautelari ed esecuzione penale esterna” con gli avvocati Ennio Buffoli e Stefano Paloschi; a seguire, il 10 novembre “Ultima tra gli ultimi” tenuta da Bertoli e dall’avvocato Gabriella Pezzotta e infine, il 24 novembre “Giustizia riparativa e mediazione penale” con la partecipazione degli Avvocati Alessandro Bertoli, Mauro Bresciani insieme a Filippo Vanoncini co-fondatore e referente del centro di Giustizia Riparativa della Caritas di Bergamo.
ANNA BELOMETTI
08 ott 2023 14:05

daClaudio Lussignoli|Giu 25, 2023|Canton Mombello,Chiesa,Detenzione,Nerio Fischione,Reinserimento,Verziano,Volontariato

Il 25 giugno 2023, dalle ore 9 alle ore 18.30, si è svolta in Piazza Vittoria a Brescia la manifestazione “Le Associazioni si Raccontano” (VII Edizione) – promossa dall’Associazione “Noi per Brescia” in collaborazione con il “Centro Servizi di Volontariato” di Brescia e con il patrocinio del Comune di Brescia -, un evento solidale durante il quale diverse realtà di volontariato locali, nazionali e internazionali presentano progetti e iniziative rivolte alle fasce più fragili della popolazione e ai territori più disagiati nel mondo. Anche noi volontari Vol.Ca. abbiamo aderito alla manifestazione con un nostro stand informativo. “Presenza, condivisione e sensibilizzazione” sono le parole che descrivono la semplice esperienza vissuta lungo tutta la giornata. La realtà del carcere, ne siamo consapevoli, non è un tema di diffuso interesse e per certi versi può provocare anche qualche resistenza in chi lo accosta per la prima volta sentendone parlare o, come è accaduto nella giornata del 25 giugno, incontrando i volontari che vi operano. Crediamo che giornate come queste siano sempre buone occasioni di sensibilizzazione e di avvicinamento della c
ittà al mondo del carcere, per evitare che di questo se ne senta parlare solo in occasione di spiacevoli episodi da prima pagina di giornale. La quotidianità che volontari e cappellani condividono con le persone ristrette all’interno e all’esterno del carcere (là dove le persone scontano la loro pena in una misura alternativa) è una ricca esperienza che mira a favorire la crescita umana non solo del ‘dentro’ ma anche di quel ‘fuori’, dove la persona ristretta tornerà a riprendere in mano la sua vita. Occasioni come la giornata del 25 giugno sono preziose per tutto questo
Suor Isabella

daVolca Brescia|Feb 18, 2022|Canton Mombello,Nerio Fischione,Verziano,Volontariato
Giustizia riparativa per ricucire le «relazioni ciclo di incontri»
Ciclo di incontri
Li promuove Casa della memoria, si parte il 18 Marzo con la ministra Cartabia
L’istituto della giustizia riparativa ha conosciuto, sino alla riforma Cartabia, una timida presenza nel codice penale, circoscritta ai reati minori. Può invece, costituire la base di una vera e propria rivoluzione. Ne è convinto Manlio Milani, presidente di Casa della Memoria, che a questo modello di risoluzione dei conflitti dedica otto incontri, da marzo a giugno, su «Giustizia riparativa e comunità: riprendere le parole la relazioni».
Gli appuntamenti saranno inaugurati il 18 marzo al palazzo di giustizia dalla guardasigilli Marta Cartabia. Proseguiranno sempre dalle 15 alle 18 fino al 23 giugno (con le riflessioni conclusive in Vanvitelliano) in presenza su prenotazione o online sul sito e sulle pagine YouTube e Facebook del Centro Teatrale Bresciano. Il 24 Marzo si parla di «Vittime e autori di reato», il 7 aprile focus sulla normativa italiana in materia (con il prof. Luciano Eusebi e l’avv. Andrea Vigani) e il 21 sulla giurisprudenza con l’ex magistrato Marco Bouchard. Il 5 maggio «Bibbia e giustizia riparativa» (con p. Giulio Bertagna), il 19 approfondimento sul contesto scolastico, il 9 giugno il sindaco Del Bosco e la direttrice del carcere Francesca Lucrezi tra i relatori dell’incontro dedicato alle comunità locali. Per info 03072978253.
«Fare incontrare l’autore del reato e la sua vittima, per riconoscere le motivazioni dell’uno e il dolore dell’altro, e arrivare a dare un senso a quello che è accaduto e, in qualche modo, a superarlo – ha spiegato Milani -. È la sfida della giustizia riparativa che tiene in considerazione non solo il reo, ma anche la vittima, i suoi diritti e il suo dolore». Dai ragazzini che imbrattano i muri della scuola e si sentono pronti a rimediare, al violento da Codice rosso che si confronta con la sua vittima e i concittadini. «Un sistema giudiziario in grado di domare la rabbia della violenza e ricostruire legami civici è oggi fondamentale – ha aggiunto Claudio Castelli, presidente della Corte d’Appello -. L’imperativo è porre la relazione umana al centro. La giustizia riparativa non va intesa come strumento di clemenza, ma un aiuto ad assumersi la responsabilità nei confronti di vittima e comunità». «Consente di sanare le fratture provocate dal reato – per Carlo Alberto Romano, docente di Criminologia all’Università di Brescia – e si apre alla possibilità di un sistema giudiziario in grado di domare la rabbia della violenza e di ricostruire legami civici tra i cittadini». All’iniziativa aderiscono i due atenei bresciani, l’Associazione nazionale magistrati e la Camera penale.
W.M.

daVolca Brescia|Nov 1, 2021|Canton Mombello,Nerio Fischione,Verziano,Volontariato
Lettera della figlia di Angelo canori dopo le iniziative che hanno ricordato il volontario impegnato per decenni nell’accompagnamento dei carcerati.
«SORRIDIAMO PENSANDO A QUANTI BAMBINI PORTANO IL NOME DI ANGELO»
A nome della mia famiglia, di mia madre Santina e di mio fratello Stefano, desidero esprimere a tutte le persone coinvolte a diverso titolo nella cerimonia che si è svolta venerdì in Loggia e nella redazione del libro su mio padre, «Angelo Canori», il nostro ringraziamento per aver ricordato la figura di nostro padre a tre anni dalla sua scomparsa. Dagli scritti riportati nel bel volume e nelle parole delle persone che abbiamo avuto modo di incontrare in questi mesi e che sono riecheggiate nel salone Vanvitelliano è emerso il tratto più caratteristico di nostro padre: il suo essere testimone attivo di un richiamo evangelico che non si è mai sopito in quarant’anni di impegno sul fronte del bisogno degli ultimi. Per nostro padre non esisteva l’equiparazione che molti, troppi, fanno tra il reato commesso e la persona. La sua eredità morale che cerchiamo di raccogliere e che al centro dell’azione di ognuno di noi deve esserci la persona, con le sue prerogative e anche le sue debolezze. Angelo Canori ce lo hai insegnato con la sua testimonianza. Con il suo impegno fatto di oltre 52mila colloqui svolti con i detenuti, di cui almeno 40mila seguiti in prima persona e riportati alla vita attraverso il lavoro. Alla vita vera, fatta di relazioni, di rispetto, di soddisfazioni guadagnate giorno dopo giorno. L’eredità che cerchiamo di costruire come bene prezioso è questo sapere: questo superare le inibizioni e andare oltre il reato e guardare alla persona. Sorridiamo pensando a quanti bambini battezzati con il nome di Angelo abbiamo conosciuto in questi anni: la maggior gratitudine offerta a quel volontario con la barba, a volte burbero nella sua determinazione, ma sempre con il cuore aperto, è stato per molti ex detenuti dare il suo nome al proprio figlio. Così conosciamo un Angelo africano, oggi eccellente professionista in Sudan, un Angelo cinese, ora noto commerciante in Germania con la madrepatria. E ancora Angeli albanesi, moldavi, egiziani. Ma abbiamo anche conosciuto che il bene non ha appartenenze o confini, come non li aveva nostro padre: in tempi di coronavirus resta attuale un suo messaggio, «Il bene è contagioso: chi fa del bene ottiene del bene, come in una reazione a catena». Anni fa partecipai ad un raduno di motociclisti con mio marito. Gli organizzatori regalarono una curiosa maglietta con disegnata sulla schiena una sola ala. Già, ma per volare si deve avere almeno due ali. Quindi per essere angeli alla fine ci si doveva abbracciare… Questo nostro padre ce lo ha insegnato nei fatti. Tutti quindi possiamo essere angeli, ma solo se impariamo ad abbracciarci… grazie.
Sara Canori

daVolca Brescia|Ott 26, 2021|Canton Mombello,Nerio Fischione,Verziano,Volontariato
A tre anni dalla scomparsa, venerdì alle 17:30 presso il Salone Vanvitelliano in Palazzo della Loggia si terrà un’iniziativa commemorativa di Angelo Canori. Per partecipare sono necessari il Green pass e la prenotazione presso il Ce.Doc. (info@ce-doc.it) entro domani sera.
Poco più di tre anni fa se ne andava Angelo Canori, instancabile promotore di quella forma particolare di volontariato che è quella del volontariato penitenziario. «Il volontario del carcere – sosteneva Canori – possiamo definirlo come il “volontario di frontiera o, come nello sport, volontario estremo”».
Oltre trent’anni di impegno nelle carceri cittadine e di assistenza ai detenuti in cerca di una seconda possibilità, di una nuova vita: questo il lascito che Canori ha lasciato dietro di sé.
È certamente riduttivo riassumere la vita di una persona limitandosi al freddo calcolo dei contatti avuti, dei chilometri percorsi, delle telefonate fatte, delle ore donate. Ma dietro questi numeri ci stanno migliaia di volti concreti, di persone reali: storie di cadute e di riprese, di abbandoni e di gesti di accoglienza, di speranza e di inattese rinascite. Uomini e donne che grazie a lui e alle associazioni che ancora oggi meritoriamente operano con grande dedizione nella realtà bresciana, a partire dal Volontariato Carcere (Vol.ca.) e al dell’Associazione Carcere e Territorio, hanno trovato preziose opportunità di reinserimento sociale.
«Come si può immaginare di rieducare una persona che ha commesso un delitto se non si creano dentro di essa, ma anche intorno a essa, condizioni diverse da quelle che l’hanno spinta al delitto? Alla persona che ha commesso un reato si può togliere la libertà, ma non la dignità e una prospettiva del futuro». È questa una delle convinzioni che ha spinto Canori a battersi con determinazione per coinvolgere le istituzioni ai vari livelli e i semplici cittadini per iniziative che favorissero un reale inserimento dei detenuti.
«Ci vuole l’impegno politico per affrontare il problema dell’inserimento nel circuito sociale» – sosteneva Canori. E proseguiva: «Dicendo politico non intendo l’intervento di coalizioni politiche ma di tutte quelle forze che hanno a cuore il bene delle persone e che formano una Nazione che possa difendersi “una”, libera, democratica e consapevolmente proiettata nel futuro per lasciare alle generazioni che seguiranno la possibilità di progettare con serenità il quotidiano».
Era doveroso un omaggio da parte della città ad Angelo Canori. L’occasione per riflettere sull’attualità della sua testimonianza e del suo insegnamento è costituita dalla presentazione di un volume promosso dal Ce.Doc., in collaborazione con il Vol.Ca. All’iniziativa di venerdì in Loggia, dopo i saluti istituzionali, interverranno Luciano Eusebi, docente di Diritto penale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Monica Lazzaroni, già presidente del Tribunale di Sorveglianza di Brescia, don Adriano Santus, cappellano della Casa Circondariale di Brescia, Carlo Alberto Romano presidente dell’associazione Carcere e Territorio di Brescia e Luisa Ravagnani, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia.
Michele Busi – Presidente del Ce.Doc

daVolca Brescia|Set 23, 2021|Canton Mombello,Nerio Fischione,Verziano,Volontariato
Il carcere non funziona 70% di recidiva
“Se il 70% è recidivo, il problema è sì del carcere, ma anche della società esterna”. Le parole di don Stefano Fontana, da due anni collaboratore della pastorale penitenziaria. All’articolo 27 della Costituzione si dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. “Chi esce senza casa e senza lavoro, torna a delinquere” conferma don Adriano Santus (nella foto). Non a caso chi termina di scontare la sua condanna con le misure alternative (dove si esegue la pena all’esterno), la recidiva crolla al16/17%. “La galera così com’è non è la risposta. Basterebbe un ragionamento anche solo utilitaristico per capire che non funziona. Le leggi per aprire di più ci sono, ma non vengono applicate, perché va cambiata la cultura. Se fossimo in un ospedale, con il70% di malati che muoiono, chi si farebbe curare lì?”. Come dargli torto?